Archive for January, 2016

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058 1964-11 Sansepolcro, gli amiconi, ma di cosa avran parlato?

January 22, 2016
Incontro al vertice

Incontro al vertice

Tanto per cominciare questa volta non son sicuro se questa foto sia la mia. Rimane il fatto che io ne ho una copia, ma non ho la negativa ed io mi vanto d’esser stato bravo nel conservare tutti, o quasi, i miei rullini.

Ripensandoci direi che non è la mia e l’attribuisco a Paolo Mariucci per due ragioni. La prima è che per questa inquadratura è stato usato un teleobbiettivo ed io non ce l’avevo e Paolo sì. Mi pare di capire considerando gli scalini della Madonna delle Grazie che fu scattata da una finestra sopra l’Arco della Pesa, di certo ancora non aperto. Poi la qualità della stampa un po’ ingiallita mi fa pensare che fu stampata proprio nella camera oscura di Paolo, spesso avevamo fretta e non si lavavano bene le foto.

Allora dico: grazie Paolo per avere immortalato i tre amiconi. Quasi certamente ero con lui e per questo la foto mi pare quasi mia.

Incontro al vertice. Ma chi sono? Li riconosco, ma ricordo solo due cognomi. Il primo a sinistra è il Gabellini, il babbo di Sergio che era già morto da alcuni anni in un incidente col Topolino lungo la dritta d’Anghiari. Il Gabellini era un meccanico genovese che forse era già a Sansepolcro da 50 anni ed ancora parlava come se avesse lasciato il Molo il giorno prima. Riconosco quello al centro ma ne ricordo il nome, e quello sulla destra è il Bernardini di Porta Romana, invalido, aveva perduto il braccio sinistro nella Grande Guerra. Quando ero piccolo quest’uomo magro magro con quella manica vuota sempre inserita nella tasca della giacca mi faceva impressione.

Ma di che avranno parlato? E che sigaretta avrà fumato il Gabellini, forse era una di quelle arrotolate a mano?

Non ci rimani altro da fare che ricordarli con affetto. 

PS: allora non solo avevo dei dubbi sulla paternità della foto, ma forse ho anche sbagliato nell’identificare il personaggio a sinistra, come mi è stato suggerito da un amico. Non sarebbe il Gabellini ma piuttosto il Romano (anche lui era uno di quelli che non aveva bisogno del cognome) famoso anche per sue mitiche sbornie canore.

Semplicemente ricordiamoli tutti, anche i presunti.

Marblehead, 22 gennaio 2016

 Il mio blog di memorie M’Arcordo… www.biturgus.com/

Ho recentemente pubblicato il libro “M’Arcordo…” che può essere acquistato nelle librerie dicopertina Sansepolcro. Questo è un breve filmato dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015.

https://www.youtube.com/watch?v=Cuj_L36JYeQ

Il mio blog fotografico https://1dailyphoto.wordpress.com/ 

E questo è il sito dedicato al http://il-dottore-fotografo-alla-grande-guerra.com/

 

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029 1968-01-28 una fumata al Baglioni.

January 13, 2016
quel giorno difendevo il mio titolo di Gran Pipaiolo.

quel giorno difendevo il mio titolo di Gran Pipaiolo.

Una volta si fumava sempre e dappertutto, si fumava persino la pipa nei saloni del Grand Hotel Baglioni a Firenze ed eravamo in tanti a farlo, roba da maschera antigas.

Quando andavo all’università l’imponente ed elegante facciata del Baglioni mi salutava ogni volta che arrivavo a Firenze. All’inizio degli anni sessanta alla stazione c’erano ancora i fiacre neri che cercavano invano di far concorrenza ai taxi.

Da povero studente traversare la porta d’un hotel elegante come quello sembrava una meta irraggiungibile.

Ma poi venne un giorno… ma andiamo per ordine.

Io fumavo la pipa, e diciamo che la fumo ancora, con moderazione.

Sandro Corsellini era titolare dell’omonimo negozio di pipe in via Panzani, a circa 50 metri dall’hotel traversando la strada. Sandro era anche attivo, per ovvie ragioni, nel Club della Pipa da poco nato che organizzava gare fra fumatori a livello regionale in tutt’Italia. Gino Cervi ne era il presidente. Le regole erano semplici, ogni fumatore riceveva una bustina con tre grammi di tabacco (la quantità di tre sigarette) e due fiammiferi. Avevamo due minuti per accendere la pipa, e via. Una gara che andava contro tutte le regole, di solito vince sempre che ci impiega meno tempo, in questa il vincitore era quello che riusciva a tenere la pipa accesa più a lungo.

Quella domenica pomeriggio della fine di gennaio del 1968 varcai il gran portone del Grand Hotel Baglioni per la prima volta, mi sentivo importante. Infatti quel giorno ci fu la seconda, o forse era la terza, edizione del campionato toscano di pipa che si sarebbe svolto in uno dei saloni dell’hotel, con stampa e fotografi presenti. In quell’occasione difendevo il titolo, avevo vinto la gara precedente con una fumata di 91 minuti, vinsi anche in questa occasione con un tempo di 93 minuti. Ero ufficialmente il campione della Toscana con tanto di fotografia nel La Nazione. Una sera camminando per via dei Servi un signore mi fermò e mi disse: “Ma lei è il gran pipaiolo!” ma non mi chiese l’autografo.

Due giorni dopo quella domenica ci fu la prima dimostrazione studentesca, con scontri in Piazza San Marco, era iniziato il ’68.

Sono arrivato al Grand Hotel Baglioni come ospite per la prima volta nel 1976 e le mie visite si son ripetute regolarmente fino al 1994. Ho solo bei ricordi d’una squisita e professionale ospitalità. Diciamo che di questi tempi viaggio molto di meno.

Conto di venire a Firenze per il 4 novembre, per le commemorazioni dei 50 anni dell’alluvione.

P.S. Nel febbraio del 2003 Pascale ed io andammo a Firenze per alcuni giorni. Una mattina mentre si camminava dalle parte di Santa Croce, mi fermai davanti ad un piccolo negozio con delle pipe in vetrina. E indovinate chi vidi dietro il banco? Sandro Corsellini! Questo appena mi vide, dopo avermi chiamato per nome, mi venne incontro abbracciandomi. Pascale sapeva ben poco di quel mio lontano passato di Gran Pipaiolo e rimase sorpresa dalla inaspettata e calorosissima accoglienza da parte di questo sconosciuto. Ricordammo il passato e lui tirò giù da uno scaffale un volumone con la raccolta rilegata della rivista del Club della Pipa degli anni sessanta e mostrò varie foto di quando avevo vinto. E come spesso dice Pascale: “Non smetti mai di sorprendermi”.

P.P.S. Nel novembre del 2006 durante un’altra visita a Firenze, Bernardo Monti organizzò per

la gran fumata a Fiesole

la gran fumata a Fiesole

me una cena fumogena in un ristorante sopra Fiesole ben fornito d’una stanza climatizzata e con aspirazione rapida del fumo. Fu un’occasione per rivedere ancora Sandro Corsellini, appena intravedibile alla mia sinistra e per conoscere una comunità di fumatori che mi accolse con calorosa e fumosa amicizia. Dopo quella serata ero così affumicato che credo non fumai per un mese.

 

Marblehead, 13 gennaio 2016

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net

 

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092 1968-07 C’era una volta un pagliaio…

January 11, 2016
pagliaio con la bandiera

pagliaio con la bandiera

C’era una volta un pagliaio, anzi, una volta di pagliai ce n’erano tanti. Il valore d’un podere veniva valutato da quante staia di grano produceva, di consequenza il numero dei pagliai aumentava.

Il mitulo, un lungo e dritto tronco d’albero, era la spina dorsale o meglio centrale del pagliaio, la paglia dopo la trebbiatura gli veniva attentantamente accattastata intorno ed una specie di cilindrone pian paino saliva, diventava un po panciuto a metà via per poi lentamente trasformarsi in un cono. C’era sempre un uomo al comando di questa erezione che con un forcone velocemente aggiustava la paglia in maniere uniforme e lui saliva con la costruzione. Il suo era un lavoro duro e fondamentale per il successo dell’impresa. Era sempre sotto una costante cascata di paglia che gli cadeva dall’alto e tanta pula e polvere, difficile a respirare, mentre lui non perdeva un momento sempre pronto ad aggiustare la paglia perché il tutto crescesse uniformemente .

Quando si arrivava alla fine il mitulo diventava la grande asta d’una bandiera. Quella era la prova, la ricompansa del buon lavoro, della vittoria. Le donne di casa arrivavano con i fiaschi di vino, Le bocce erano secche e piene di polvere.

Il pranzo era pronto, montagne di taglaitelle fatte in casa col sugo d’oca.

E poi, e poi arrivò una gran macchina e con questa i rulloni e cambiarono anche i costumi, Quello che poteva succedere andando dietro un pagliaio non aveva un paragone con l’andare dietro un rullone.

Marblehead, 11 gennaio 2016 

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Presentazione del libro M’Arcordo…

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028 1960-63, corteo del Palio della Balestra

January 3, 2016

Questa volta son un po’ confuso, non son sicuro della data di queste foto, anche se le ho ricevute dalla stessa persona, che compare in tutte le tre immagini, penso che siano di anni diversi. Lei non se lo ricorda. 

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In questa prima ci son anch’io nel gruppo di balestrieri davanti alla porta della pretura. Io ho cominciato a tirare nel 1961.

La scritta tedesca “… for Stalin” è ancora chiaramente leggibile. I lavori di restaurazione con l’apertura di nuove porte andarono avanti per anni. L’ufficio postale in fondo a destra del palazzo è chiuso, normale, è domenica.

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Questa è l’immagine che mi confonde, sarebbe precedente. Il grande striscione sotto l’Arco della Pesa inneggia “W. PRESIDENTE F… “e per il resto che non si vede è facile intuire che saluta Fanfani, presidente del consiglio. Questi aveva assunto la carica nel luglio del 1960, dopo la caduta del governo Tambroni. Mi sembra di ricordare che venne proprio per il Palio di quell’anno ed io facevo lo sbandieratore. Fanfani era anche intervenuto al Circo Massimo a Roma, decorando i vincitori, in occasione d’un Palio eccezionale in occasione dei Giochi Olimpici.

L’arco all’inizio di via della Firenzuola è stato già abbattuto, mentre le finestre della facciata dell’allora comune, poi diventato museo, non sono state ancora tamponate. 

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I notabili in Piazza Torre di Berta son pronti ad assistere alla gran tenzone. Molti di quelli in prima fila sono di Gubbio. L’ultimo in fondo alla fila a sinistra è il Mosconi, donzello comunale.

Ringrazio Leda Vaglini, la damigella con le tracce lunghe seduta in prima fila, che mi ha fatto avere queste immagini.

Marblehead 3 gennaio 2016

ftbraganti@verizon.net

Facebook: Fausto Braganti

Skype:       Biturgus (de rado)

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091 14 Calendario del Borgo 2016, dicembre.

January 2, 2016

14 calendario dicembreAllora siamo arrivati a Porta Romana a Sansepolcro, circa 900 metri da Porta Fiorentina, la traversata di Sansepolcro, tutta la Via Maestra, ma ci son quelli che la chiamano il Corso, solo il postino insiste: questa è Via XX Settembre.

Non son mai riuscito a trovare un’immagine della porta, almeno un disegno. So solo che era stretta, secondo quello che mi raccontava il sor Licinio Mangani. Una volta, sempre secondo lui, due carri tirati da cavalli, uno dei Buitoni e l’altro dei Pacchi, si trovarono verso il ponte sull’Afra, ambendue andavano nella stessa direzione verso Sansepolcro. Uno passò l’altro, il barrocciaio non contento frustò i cavalli per ritornare avanti. Si ripassarono varie volte, spronando i cavalli ad un galoppo sfrenato. La gente impaurita vedendo i due bolidi arrivare correva da tutte le parti. Giunti alla strettoia della porta: la catastofe, non c’era spazio per entrare per due carri. Si incastrarono ribaltandosi, ci furono i morti.

Un altro evento storico accadde alla fine di luglio del 1849. Ci fu un breve scontro a fuoco fra le avanguardie austriache, che venivano da Anghiari, che sbucarono dalla porta e tre guide garibaldine a cavallo, arrivati dal Trebbio, in perlustrazione. Queste si allontanatono subito verso San Giustino, dove Garibaldi era in piazza con i resti del suo esercito; si fermarono all’altezza della caserma della dogana granducale (oggi dei finanzieri) e spararono verso austiaci e questi risposero al fuoco senza cercare d’inseguirli.

In tempi più recenti Vasinto (Washington Carini) mitico biciclettaio ha riparato biciclette a tutti noi. Me pareva sempre burbero, mi intimidiva.

Ci sarebbe tanto da scrivere, ma poi ci sono quelli pronti a leggere?

Con questo vi saluto, grazie per l’ascolto. Se nelle mie future ricerche scoprirò documenti illuminanti sulla gloriosa storia della vasca, vi terrò informati.

M’arcomando comprate il calendario, c’è una vasca da salvare. Ci siamo ricordati che era bisestile, febbraio ha 29 giorni. La prossima volta ch’artorno al Borgo la voglio arvedere al su’ posto. Già si parla dei poteri magici dell’acqua di quella vasca, che sia davvero la vasca della gioventù?

Per il 2017 propongo ben due calendari a colori della fontana nella sua nuova vecchia sede, uno per i maschietti ed uno per le femminucce. M’avete capito?

Marblehead, 2 gennaio 2016

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090 The Best Trough* di Aldous Huxley

January 2, 2016

Jumping Huxley_edited-2Diciamolo pure, ad Aldous Huxley piaceva un po’ esagerare, come quando ci raccontò, nel suo famoso libro di viaggi per l’Italia degli inizi anni venti, che ci mise ben 8 ore da Urbino a Sansepolcro; in tal modo andare a vedere La Resurrezione di Piero della Francesca diventava un’epica impresa, e tale doveva essere, dopo tutto quello era “The Best Picture”. Ci sarebbe molto da discutere sul significato che dà al termine “best” ma non è il caso.  Ci son tanti luminari che ci propongono le loro interpretazioni spesso contrastanti. La semantica può portare alla guerra.

Noi cerchiamo l’arcano, ma quale era la vera ragione di quella sua spedizione? In una filza dimenticata in un fondo della biblioteca del Granduca Federico d’Urbino aveva scoperto una breve d’un anonimo cavaliere templare che descriveva una fontana della giovinezza proprio a Sansepolcro. Ci doveva andare, doveva trovarla ed aveva bisogno di crearsi un alibi per giustificare un tale viaggio e così saltò fuori “The Best Picture”.

Non fu facile trovarla perché il cavaliere aveva fatto un po’ di confusioni nella sua testimonianza, qualche volta l’aveva chiamata fontana, con una dettagliata descrizione di simboli esoterici, triangoli e quadrati ed altre volte semplicemente sorgente. La ricerca di Aldous fu vana, era scoraggiato e pronto a partire. Proprio l’ultimo giorno, d’improvviso si trovò davanti alla vasca, inaspetta, quelle pietre ben tagliate, riquadri e triangoli confermavano senza alcun dubbio: ecco, quella era la vasca, l’abbeveratoio, la fontana unica e magica: quella era “the Very Best Tub”!

Fece un gran salto di gioia ed il suo amico D.H.Lwarence che viaggiava con lui lo immortalò in questa foto. Mantenne il segreto, era giovane e non ne aveva ancora

Aldous Huxley a sinistra e D.H. Lawrence, da qualche parte in Valdarno

Aldous Huxley a sinistra e D.H. Lawrence, da qualche parte in Valdarno

bisogno, l’importante era sapere dove si trovava e correrci al momento del bisogno.

Ma come ho scoperto questa storia affascinante? Ho un amico che sta scrivendo la biografia di Marilyn Monroe. Ha trovato una lettera di Huxley, che a quel tempo abitava ad Hollywood, indirizzata all’attrice. Marilyn non la lesse mai, questa missiva arrivò il giorno dopo il suicidio. In questa Aldous, che sapeva della sua depressione, le confidava il gran segreto della fontana della giovinezza che si trovava a Sansepolcro. Doveva semplicemente immergersi nuda nell’acqua della vasca una notte di luna piena e la sua bellezza non si sarebba mai appassita.

Lui stesso mori dopo solo un anno, il mistero rimane, perché non ritornò a Sansepolcro? Forse pensava che avesse perduto il suo magico potere dopo che l’avevano mossa da Porta Fiorentina a Porta del Ponte?

Siamo tutti in fremente attesa, ma cosa succederà quando la vasca ritornerà al suo posto? Ci saranno frotte di donne e di uomini che correranno nudi per immergersi in quell’acqua dai magici poteri? Vedremo.

Mario Gallini sarà lì, pronto con la sua immancabile macchina fotografica, per testimoniare tanti miracoli.

*trough (trȯf, ˈtrȯth, by bakers often ˈtrō) una parala inglese che viene dall’inglese antico “trog” e questo dall’antico tedesco “trog“. Termine generico per indicare l’abbeveratoio degli animali domestici. Penso che “trog” sia il termine da cui deriva il nostro “trogolo”, anche se questo si riverisce a dove gli animali mangiano piuttosto che bere.

Marblehead, 1 gennaio 2016

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089 13 Calendario del Borgo 2016, novembre

January 1, 2016

13 calendario novembreSiamo arrivati a Sant’Antonio a Sansepolcro, quando ero bambino ed abitavo in via della Firenzuola era un po’ come andare alla fine del mondo.

Ma quale Sant’Antonio è? Quello dalla barba lunga come lo chiamavano in casa mia, meglio conosciuto come abate, quello vetusto, benevolo e simpatico che benedice gli animali domestici. Lo dovremmo riciclare come Babbo Natale. La sua immagine era in tutte le stalle, anche in quelle dei contadini più comunisti.

Ho rivisitato la chiesa l’anno scorso ed ho ritrovato il dipinto del Signorelli che per anni era stato nel museo.

È anche la chiesa dedicata ai caduti di tutte le guerre, la lista è lunga.

Sant'Antonio Abate

Sant’Antonio Abate

Interessante, nella foto storica la casa attaccata alla chiesa ha una porta a cui si accede con quattro scalini, questa è poi sparita. Ma come fanno ad entrare in quella casa? Forse per un’altra porta dietro l’angolo.

Santino Salvi, detto la guardia, era stato infatti capo delle guardie comunali per una vita. Fu lui che mi indicò quella casa (ma forse era quella accanto?) chiamandola “il Bargello”. Mi disse che aveva sentito dei vecchi che la chiamavano così, e che quindi un tempo ci doveva essere una caserma di guardie.

Ho anche sentito dire che da quelle parti c’era la sinagoga. Chi ne sa qualcosa?

M’arcomando comprate il calendario, c’è una vasca da salvare. La prossima volta ch’artorno al Borgo la voglio arvedere al su’ posto

Marblehead, 1 gennaio 2016

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