Archive for April, 2015

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062 2015-04-23 Sansepolcro, la bottiglia in piazza.

April 28, 2015
la bottiglia in piazza

la bottiglia in piazza

Nella foto i creatori di quest’opera completano la grande bottiglia in Piazza Torre di Berta a Sansepolcro. Polemiche? È dir poco, e son sicuro queste mie considerazioni ne aggiungeranno altre. Non vi preoccupate, ci saranno anche quelli pronti ad offendere.

Arrivato in piazza uno che conoscevo solo di vista, non so il suo nome, mi è venuto incontro furioso “Guardi che stronzata, guardi dove buttano i soldi, se avessi la dinamite la farei saltare in aria con dentro gli amministratori ed i cosiddetti artisti!” Nella sua voce ho sentito odio, tanto. Questo mi ha rattristato, mi ha fatto paura: ISIS è già a Sansepolcro. Pregiudizi, ignoranza ed odio sono buoni alleati, da sempre.

L’opera esalta il valore fondamentale dell’acqua, uno dei quattro elementi aristotelici, e del rischio di contaminarla, di perderla. La struttura utilizza elementi contemporanei coerenti ai nostri tempi. Gli zampilli interattivi alla mano del visitatore che entra nella bottiglia, aggiungono con la musica creata un effetto evocativo straordinario, si percepisce l’opera con tre sensi, una proposta geniale. Aspetto le opera successive, ci sono ancora tre elementi da esplorare: aria, terra e fuoco. Certamente non può piacere a tutti e questo mi sta bene. Ci sono stati quelli che l’hanno guardata da lontano, con disprezzo senza entrare. Sono loro quelli che hanno perso l’esperienza unica d’essere parte integrante della creazione artistica, creando la loro musica.

Ma quanto è costata? E specialmente in questo momento di crisi non è stata forse una scelta politica ben accolta. Le crisi sono endemiche.  L’iniziativa è coraggiosa e dovrebbe stimolare la curiosità, discussione e non la polemica senza frutti.

Non credo che quando Urbano VIII commissionò la Fontana di Trevi (e qui qualcuno sarà inorridito del confronto) si ponesse il problema di scelte economiche, politiche o religiose appropriate, non dimentichiamo che è totalmente pagana. Ma quanto costò? Domanda inrilevante a quei tempi, era solo importante dimostrare la propria opulenza e con questa il potere. Migliaia di romani continuarono a vivere dimenticati in tuguri miserabili e malsani e per loro la fontanella all’angolo sarebbe stata più che sufficiente. E non dimentichiamo Anita Ekberg dalle grandi tette, dove sarebbe andata poi a fare il bagno? Grazie Urbano VIII.

PS: Le polemiche previste sono state molte più accanite di quello che prevedevo, ed intenzionalmente non ho voluto partecipare alla diatriba. Vivo troppo lontano dalla realtà di Sansepolcro per poter dire la mia. Debbo anche costatare che quelli che berciano contro la bottiglia lo fanno più veemente di quelli che ne apprezzano il messaggio. In molti hanno scattato della belle immagini, questa di Gabriele Bastianoni, scattata alle 4 ½ di mattina mi è cara, è suggestiva e ne ha colto il forte valore plastico. C’è tutta la sorpresa di trovarla lì, nel bel mezzo alla piazza.              

Ecco, debbo smettere d’andare a letto presto, guarda cosa mi perdo.

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Marblehead, 28 aprile 2015

 

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018 1926 Carnevale, i maharaja e le maharani di Sansepolcro

April 15, 2015
1926, carnevale alle Stanze, Sansepolcro

1926, Carnevale alle Stanze, Sansepolcro

Di certo, anche se non ho prova, era una festa mascherata per il Carnevale. Il Martedi Grasso quell’anno fu il 16 febbraio. Quindi più o meno potremmo ipotizzare una data precisa. Ma poi a che servirebbe? A niente, andiamo avanti.

Invece mi piace ipotizzare sulla festa. Ma a chi venne l’idea di trovare e poi portare a Sansepolcro sette costumi da maharaja e sette da maharani? Penso che l’unico luogo dove li potevano trovare fosse Firenze. E dove fu la festa? Oso dire, e son sicuro, poteva esser solo al Circolo delle Stanze. Quello era il luogo di ritrovo dei giovani bene ed anche di quelli che volevano sembrar tali. Diciamo che c’erano quelli che si intrufolavano.

Riconosco (con l’aiuto di Paolo e Vittoria) solo tre persone, in piedi da sinistra a destra Arnaldo Buitoni, suo fratello Alberto (i due erano conosciuti come i Fratellini) e poi Giuseppe Mariucci. Mi è giunta una conferma, addirittura dall’Australia (grazie Luciana e Gabriella), che il quarto da sinistra è Armando Nucci, I due al centro dagli sguardi languidi debbono essere gli organizzatori della festa. All’appello mancano due maharaja, mio padre (Renato Braganti) e Corradino De Rosi, questi erano generalmente presenti a questi eventi. Perché non sono stati invitati? Che forse mio padre non aveva i soldi per noleggiare il costume perché li aveva persi tutti a poker proprio li alle Stanze?

E le ragazze chi erano? Dovevano esser particolarmente attraenti con quei reggiseni perlati, e bracciali alle caviglie. Non sono esperto di costume ma quelli delle ragazze mi sembrano bizzantini piuttosto che indiani. A me piace quella seduta davanti sulla destra.

Ma poi anche questa festa, come tutte le altre, finì.

 

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net

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061 2000-11-18 Sansepolcro, il molino di San Leo.

April 13, 2015

il Molino di San leo

il Molino di San Leo

Il vecchio molino di San Leo, già allora quando scattai questa foto, era ridotto male. Oggi il tetto è crollato, è solo un rudere. Peccato. Ricordo d’esserci entrato, penso verso la fine anni ’50 quando, all’interno della cinta muraria della Buitoni, era ancora usato come un magazzino. Fu proprio li che mio padre trovò una stanga d’una staccia di legno durissimo di sorbo, roba dell’ottocento secondo lui. Il prof. Medici ci fece il tiniere della mia balestra. Chi conosce la storia dei Buitoni ci potrà dire molto di più.

San Leo era una chiesina che aveva dato il nome ad un nucleo di case fuori delle mura, a nord di Porta del Castello. Si riconosce anche nella piccola tavola votiva dello scampato alla peste che si trova nel museo.

Credo che fosse il primo molino che la Reglia alimentava prima di immettere l’acqua dell’Afra nel fossato della Fortezza, per poi continuare il suo viaggio nutrendo tutti gli altri molini, vasche ed orti.

Marblehead, 13 aprile 2015

 

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062 2011-08-15 Saint Denis de Paris al Panthéon

April 11, 2015
la testa di Saint Denis

la testa di Saint Denis

Il primo affresco sulla sinistra, entrando nel Panthéon, è quello di Saint Denis primo vescovo di Parigi che, dopo esser stato decapitato, raccoglie la sua testa. Ma questo non è niente, il bello viene dopo: infatti il martire prende la testa, se la mette sotto braccio e si fa una bella camminata d’una decina di chilometri, ma non è tutto. Nell’agiografia del santo infatti si narra che durante quel cammino continuò a parlare, anzi a predicare, invitando i fedeli alla penitenza. Alla fine decise di fermarsi e che era l’ora di morire. La piccola cappella che costruirono sul quel luogo divenne una gran basilica, cara ai re di Francia.

Certo con tali credenziali ebbe il posto assicurato come santo protettore di Parigi e di Francia, ma poi passò un po’ di moda, era troppo monarchico e la concorrenza di Giovanna d’Arco era incalzante. Ci misero un po’ per farla santa, 500 anni, ma poi lo fecero al momento giusto, c’era bisogno d’una santa patriottica, politicamente utile. Ai tempi di Saint Denis la “patrie” non esisteva e per essere precisi neanche ai tempi di Giovanna, ma sorvoliamo.

Tragicamente i martiri ci sono ancora oggi, basta guardarsi intorno, adesso son addirittura pubblicizzati (politicamente) in YouTube. Alla fine son sempre gli innocenti quelli che soffrono di più, di qualsiasi religioni essi siano. Dubito molto che diventeranno mai santi.

Tragicamente non abbiamo imparato niente dalla storia.

 

Marblehead, 11 aprile, 2015

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063 1991-07-26 “C’era una volta in America”

April 9, 2015
Marco, Fausto e Luca

                   Marco, Fausto e Luca

“C’era una volta in America” quello di Sergio Leone? Non veramente, forse sarebbe meglio dire “C’erano una volta in America”

Ma chi? Tre Borghesi, che percorrendo tre diversi sentieri, una sera si ritrovarono a New York pronti per andare ad una festa di compleanno d’una ragazza perfettamente sconosciuta che abitava nel Village. Una filippina, amica della festeggiata, aveva messo l’occhio su Luca e cosi l’aveva invitato. Marco era arrivato da poco in visita da lui non dal Borgo ma bensì da Montecarlo. Non lo poteva lasciar da solo, specie dopo che s’era rotto un braccio, ma questa è un’altra storia. E io che c’entro? Semplice, so’ del Borgo e poi io di cappelli ce ne ho tanti. Quando Luca ha scoperto che per la festa tutti gli uomini dovevano portare il cappello mi ha subito telefonato. Diciamo che sono stato eletto costumista. Poi perché mi son messo le bretelle ed anche la cintura non me lo ricordo. Davvero sembra un po’ eccessivo. Dovevo proprio aver avuto paura di perdere i calzoni

Montare in un taxi con una 25ina di palloncini non è una facile impresa, anzi quasi impossibile. Provateci. E la festa? Diciamo divertente, simpatica. Sembrava che i due giovini m’avessero portato dietro come per distrarre un vecchio zio. Luca, maligno, spargeva in giro voci fra le ragazze che io ero andato a scuola con la su’ mamma, che poi non è vero. Lei andava in un’altra scuola.

E la festeggiata? Non me la ricordo.

Marblehead 9 aprile, 2015

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