Archive for February, 2015

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061 1972-05-23 Zeghie Ethiopia, i novelli sposi.

February 18, 2015

lungo la riva del Lago Tana a Zeghie

lungo la riva del Lago Tana a Zeghie

Ero a Bahir Dar, sulla sponda nell’estremo sud del Lago Tana. La guida propose di fare una gita in barca per raggiungere Zeghie dove avrei visitato un antico monastero copto ed ammirato piantagioni di caffè e dissi di sì.

Il battello a motore di certo aveva una lunga storia, non proprio come quella di “Africa Queen” ma quasi. Ed il motore ansimante emetteva fumi micidiali, ma che almeno servivano a coprire l’odore di sudore stantio degli altri passeggeri. Il battello era stracarico ed ero l’unico europeo, e tutti mi guardavano incuriositi.

Fra i passeggeri c’era una coppia di novelli sposi, lei al centro, piccola col vestito bianco con la testa poggiata sulla spalla del marito. sembrava impaurita. Chissà cosa l’aspettava. Mi dissero che la cerimonia era avvenuta al mattino a Bahir Dar e che stavano tornando a Zeghie, il villaggio dello sposo, Tutti gli altri, incluso il violinista, erano parenti di lui e fungevano da scorta. Scattai questa foto quando sbarcammo.

Ne feci stampare tante e ottimisticamente le inviai al capo dell’ufficio postale di Zeghie, assumendo che ci fosse. Di certo si conoscevano tutti fra di loro e speravo che le distribuisse. Non ho mai ricevuto conferma.

Sarà stato un buon matrimonio?  

Marblehead, 18 febbraio, 2015

Il mio blog di memorie: M’Arcordo… http://biturgus.com/.

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055 1967-11 Alessio del Fiorentino

February 12, 2015
Alessio del Fiorentino

Alessio del Fiorentino

055 1967-11 Alessio del Fiorentino

È già passato un anno dalla scomparsa di Alessio. Ci saranno mille e più modi per definire chi è un amico. Oggi voglio provare questa: l’amico è quello con cui puoi continuare una conversazione, anche se non lo vedi da anni, come se fosse stata interrotta la sera prima. E quando l’amico se ne va lo sentirai sempre vicino, tanto vicino da continuare quella conversazione con la tua mente e col tuo cuore.

 Ecco quanto scrissi l’anno scorso:

 Alessio per quanto ne sappia non ha mai avuto un soprannome*, Alessio era più che sufficiente. Se proprio uno voleva strafare poteva aggiungere “del Fiorentino”, ma questo era come un titolo nobiliare.

Tanya, dopo aver appreso la triste notizia della sua morte in Facebook, me la l’ha subito comunicata, aggiungendo:

“Yes, he was a force.”

Penso che Tanya sin da quando era piccina voleva andare al Fiorentino proprio perché c’era Alessio, a lei i suoi giochi da prestigiatore interessavano più del cibo anche se poi quando arrivava col carrello dei dolci il suo volto si illuminava. Il problema era la scelta.

Moh v’arconto ‘na storia.

Febbraio 1991. Prima Guerra del Golfo, per ragioni di lavoro mi trovavo a Sorrento, niente male, molto meglio che esser stato convocato per una riunione a Pomezia. Ovunque si respirava un’aria pesante come se la guerra fosse dietro l’angolo, come se dovessi aspettare uno sbarco imminente di truppe nemiche.

Finito il mio progetto in anticipo decisi di partire da Sorrento per passare alcuni giorni a Sansepolcro. Era una domenica mattina, traffico inesistente, strade ed autostrade deserte. Arrivai verso l’una, non mi piaceva l’idea di piombare in casa di parenti o amici così d’improvviso, inaspettato. C’era un solo posto dove potevo andare per pranzo: il Fiorentino, in fondo era un po’ come andare a casa. Decisi poi di rimanere anche a dormire, ma questa è un’altra storia.

Allora, dopo quel lungo viaggio in macchina, ero contento di salire quelle scale per raggiungere il ristorante al primo piano, non ci sarebbero state sorprese, mentalmente vedevo il menu, sapevo che la tradizione sarebbe stata mantenuta. Entrai e non vidi nessuno, mi diressi verso la sala da pranzo sulla sinistra ed era vuota, Nessuno! Non era possibile, domenica per pranzo ed il Fiorentino non ha neanche un cliente, ma non è possibile!

Comparve Alessio, e un po’ sconsolato, ma sempre con l’immancabile papillon, mi disse:

“C’è la guerra, la gente ha paura, sta in casa. La gente non ha studiato la geografia, non sa dove sia Bagdad.”

E aggiunse, con un gesto della mano ed una parvenza d’inchino, indicandomi la sala:

“Dove ti vuoi mettere a sedere? Scegli, anche se so dove andrai.” Naturalmente scelsi il “mio” posto sull’angolo, accanto alla vetrinetta piena di cimeli.

Mangiare da solo può esser deprimente, ma diciamo che ne ho una certa esperienza, ma quella domenica era molto differente, era addirittura assurda: essere in un ristorante completamente vuoto e forse Alessio lo capì. Si sedette con me e si mise a mangiare. Alla fine del pranzo chiesi il conto.

“Ma che scherzi? Fa conto che t’ho ‘nvitato a chesa mia per il pranzo della domenica.”

Alessio, quando arriverà il mio turno, spero proprio di potermi intrufolare in quell’Olimpo dove te assieme a tanti grandi ristoratori vi darete da fare per preparare banchetti favolosi che durano un’eternità.

* Dopo aver pubblicato questo, ci sono stati degli amici che mi hanno ricordato che ci fu un tempo in cui alcuni lo chiavano “ucello”. Vero! Me n’ero scordato.

 

Marblehead, 11 febbraio 2016

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net 

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Ho recentemente pubblicato il libro “M’Arcordo…” che può essere acquistato nelle librerie di copertinaSansepolcro. Questo è un breve filmato dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 

 Presentazione del libro M”Arcordo…

 

 

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059 1967-11 Sansepolcro, l’autostazione.

February 9, 2015
Sansepolcro, costruzione sopra le mura

Sansepolcro, costruzione sopra le mura

Fra le mie memorie più lontane c’è quella d’un capannone appoggiato lungo le mura, l’officina d’un fabbro, più o meno dove oggi c’è il sottopassaggio. A proposito di quel fabbro ricordo quando arroventava sui carboni ardenti dei gran cerchioni di ferro per poi metterli intorno alle ruote di legno dei carri, alla fine secchiate d’acqua per raffreddarli e farli ristringere. Era uno spettacolo. Un giorno quel capannone sparì, anche perché il carraio non aveva più lavoro, nessuno gli ordinava più carri ed il lavoro del fabbro non serviva più. Non so chi fosse, ma immagino che una sera tornò a casa e sconsolato disse alla moglie:

“Non c’è più lavoro, chiudo tutto.”

La stessa storia vale per il carraio.

Penso che verso la fine degli anni cinquanta cominciarono a buttar giù quella porzione delle mura e costruirono l’autostazione e le due cannoniere furono riaperte.

Sopra l’autostazione c’era un terrazzo con tanto di juke-box e ci s’andava a ballare. Ho delle foto databili all’estate del 1960.

Infine venne l’ultimo atto: la costruzione di appartamenti ed uffici sopra la cinte delle vecchie mura. Il primo atto, credo verso il 1940, era stato lo sfondamento di Via degli Aggiunti.

Vi prego, chi ne sa di più ce lo dica.

Nota finale: gli amministratori di Lucca ebbero una ben diversa visione di come conservare le mura della loro citta’

 

Marblehead, 9 febbraio 2015 (sta nevicando di brutto)

 

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054 1968-03-03, Piero-Mechina al Carnevale dei citti e dei grandi a Sansepolcro

February 7, 2015
Piero-Mechina al Carnevale

Piero-Mechina al Carnevale

Non è mica una cosa semplice fare la fotografia al fotografo! E poi col cilindro!

Nel caso di Piero Acquisti il soprannome non sostituisce il nome, direi che i due si integrano. Piero-Mechina, non c’è l’uno senza l’altro. Ho poi anche scoperto che ci sono altri Pieri-Mechina, a me basta lui.

Ma perché quel soprannome? Non credo esistono documenti storici che lo possono confermare ma penso che risalga a quando (metà anni cinquanta) un’intera generazione di ragazzi fu presa dalla mania dell’aeromodellismo. Piero fu uno dei contagiati e dato che “smachinava” sempre divenne “Mechina”.

I primi esperimenti nell’impiantare una rudimentale camera oscura furono nella cantina di Paolo-Nebbia, circa 1960. Anche Piero-Mechina venne a sperimentare con noi nei vari passaggi di sviluppo e stampa.

Poi un giorno capì che per lui quello non era un passatempo, aveva avuto una visione: sarebbe stato un fotografo. Investì i suoi risparmi in una macchina fotografica seria e nel macchinario necessario per impiantare una camera oscura vera. Divenne non solo un bravo fotografo ma imparò a smachinare nel buio per darci delle stampe eccezionali.

Ricordandomi tutto quello che avevo imparato da lui, qualche volta gli facevo d’assistente, allestii il mio modesto laboratorio. Tanya a cinque anni divenne la mia assistente. Lei è rimasta nel settore ed è diventata fotografa.

Generazioni a venire troveranno nei cassetti, negli album le belle foto dei matrimoni dei genitori, dei nonni. Sono le sue e dureranno a lungo.

Grazie Piero-Mechina!

 

Ho recentemente pubblicato il libro “M’Arcordo…Storie Borghesi” che può essere acquistato nelle librerie di Sansepolcro. Questo è un breve filmato dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015. copertina

 Presentazione del libro M’Arcordo…

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060 2008-07-24 Gerusalemme, “Caro, ti telefono dalla chiesa del Santo Sepolcro”

February 5, 2015

nella chiesa del Santo Sepolcro, Gerusalemme

nella chiesa del Santo Sepolcro, Gerusalemme

Me l’avevano detto: “Vedrai che confusione.”

Ed avevano ragione. La storia della chiesa è lunga e complessa, e nasce dal fatto che sono varie le denominazioni cristiane che la gestiscono e non sono d’accordo neanche sul nome. Gli Armeni ed altri la chiamano Chiesa della Resurrezione. All’interno le varie parte della chiesa sono amministrate da fedeli dei vari gruppi. Poi ci sono delle zone comuni e qui la situazione si complica: ci possono essere gravi conflitti di competenza per cambiare una lampadina.

Gli Anglicani e i Protestanti sono arrivati in ritardo, e non li han fatti entrare, per loro non c’è spazio nell’edificio.

Per lei, ho sentito che parlava russo o qualche lingua slava, non c’erano problemi di giurisdizione, lei si era appropriate del suo spazio. Quella telefonata chilometrica era molto più importante di pregare sulla Pietra dell’Unzione che le era davanti. La notai, non era niente male, in questo atto irriverente quando entrai nella chiesa, dopo un bel po’ di tempo quando sortii dalla chiesa era ancora al telefono, nella stessa posizione. Lui doveva essere importante. Mi domando, ma come sarà andata a finire la loro storia benedetta?

Marblehead, 5 febbraio, 2015

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059 1980-02 Guatemala, la prigione di Flores

February 1, 2015
la prigione di Flores, Guatemale

la prigione di Flores, Guatemale

Flores è una povera cittadina in un’isola in un lago nel nord del Guatemala, collegata alla terra ferma da un istmo stretto. Sapevo della sua esistenza solo perché Massimo me ne aveva parlato. Era la tappa obbligatoria per chi poi voleva raggiungere Tikal lungo un strada che sembrava piuttosto il letto d’un fiume secco.

Ero arrivato da Ciudad de Guatemala a bordo di un DC3. Ai margini della pista c’erano i rottami di vari aerei, incluso uno semi sommerso nel lago. Uno spettacolo non molto incoraggiante per uno che si prepara a prendere un volo.

Nell’attesa del camion che ci avrebbe portato fino a Tikal andai al centro del paese, e in un lato della piazza c’era una chiesa mentre in altro c’era la prigione. Un poliziotto dalla divisa sporca si avvicinò ordinandomi di non far fotografie. Al momento giusto non gli diedi retta, e grazie all’obbiettivo di 200mm scattai questa foto.

Ma quale sarà stata la storia di quell’uomo che parla con un amico? Se ne intravedono le braccia dietro quella griglia.

Il vero viaggiatore è quello che lungo le sue perigranazioni visita anche I cimiteri e le prigioni, o almeno le vede da fuori.

Marblehead, 29 gennaio, 2015

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