Archive for January, 2015

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062 1993-05 New York, lo specchio fallico di Arturo di Modica

January 31, 2015

cornice fallica di Arturo di Modica

cornice fallica di Arturo di Modica

The Charging Bull di Arturo di Modica, quello che io chiamo il Toro d’Arturo, è diventato, giustamente, una delle fermate obbligatorie dei turisti che visitano New York. A real landmark.

Per quanto ne sappia non glielo hanno ancora pagato, e son passati 25 anni. La storia è complicata, i curiosi possono andare a leggerla in Wikipidia.

Una domenica pomeriggio, maggio 1993, Arturo mi invitò a fare un sopralluogo al Toro. Gli avevano detto che uno degli immancabili imbecilli aveva scritto qualcosa sul dietro dell’opera. Era furioso. Non ricordo cosa avevano usato per imbrattarlo, forse un rossetto, e fu facile ripulirlo.

Ritornammo poi verso i Tre Merli, nostro luogo abituale, in West Broadway. Passando davanti ad un nuovo ristorante mi disse:

“Vieni, mi scappa la pipi.”

Entrammo. Arturo era conosciuto e tutti lo salutavano. Si diresse al bagno delle donne e senza esitazione mi invitò a seguirlo; conoscendolo non mi dovevo sorprendere di nulla, ma rimasi interdetto. Entrare nel bagno delle donne per me rimane sempre un tabù.

“Almeno questo me l’hanno pagato.” Indicandomi lo specchio sopra il lavandino. La cornice di bronzo con i gran falli era la sua ultima opera, Priapus sarebbe stato soddisfatto. Passammo poi a quello degli uomini dove lo specchio era adorno da due donne dalle forme accentuate che avrebbero ricaricato gli ammiratori.

Il ristorante si chiamava Diva ed ho saputo che susseguentemente è stato chiuso, c’è qualcuno che sa che fine hanno fatto quei due specchi d’autore?

 

 

Marblehead 24 gennaio, 2015

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058 1968-10 le monachine e Marx, Highgate Cemetery London

January 29, 2015
Monumento di Carl Marx, Highgate Cemetery, London

Monumento di Carl Marx, Highgate Cemetery, London

Londra era tutta da scoprire, in particolare in quel mio primo periodo nell’autunno del 1968. Anche se c’ero già stato, il fatto che ora ci abitavo e lavoravo mi dava una nuova prospettiva nello scoprire la città. Volevo vedere e sapere tutto.

Avevo un’amica a Londra. Lei era arrivata sei mesi prima ed io m’ero proposto di non cercarla, la fine della nostra relazione era stata la ragione della sua partenza da Firenze, ma io lo feci lo stesso e non fu una buon’idea. Un giorno mi invitò a fare una gita al cimitero monumentale di Highgate, lei c’era stata pochi giorni prima con un fotografo d’una rivista italiana a cui aveva fatto da interprete.

“È un posto bellissimo, sulla collina, si vede tutta Londra e poi c’è la tomba di Carl Marx e tanti scoiattoli.”

Io Marx l’avevo studiato ed anche parecchio al Cesare Alfieri di Firenze, in particolare “Il Manifesto”, visto ed analizzato solo nel contesto storico di quando era stato scritto, 1848. All’esame presi 27.

Ricordo queste monache, forse venute ad ammirare i monumenti vittoriani del cimitero, che passando davanti al gran testone non si girarono, loro lo dovevano ignorare, quello era un diabolico nemico. Ricordo anche una gran corona di fiori freschi donata dalla Repubblica Democratica Tedesca.

 

Marblehead, 29 gennaio, 2015

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057 2004-08-06 Madrid, l’ultimo fotografo.

January 28, 2015
fotografo ambulante a Madrid

fotografo ambulante a Madrid

Lo vidi da lontano. Aveva impiantato il suo studio fotografico nel parco adiacente al palazzo reale di Madrid, sapevo che dovevo avere una delle sue foto. I 7 euro richiesti arano un investimento, avrei poi posseduto un documento storico: una fotografia vera. È la mia ultima, scattata, sviluppata e stampata usando quel marchingegno, un vero laboratorio, macchina fotografica e camera oscura allo stesso tempo. Ho altre foto prese da fotografi ambulanti, in Messico ed a Cuba. Peccato, non ne ho nessuna di quello che una volta stava a Piazzale Michelangelo a Firenze.

Questo fu l’ultimo che incontrai, un argentino che mi disse che avrebbe presto smesso, lamentandosi che ormai tutti avevano macchine fotografiche digitali, ed i telefonini che fanno quasi tutto, meno il caffe, non erano ancora arrivati.

In questa rivoluzione è crollata la Kodak, impensabile dieci anni fa, ma cosa si sarà messo a fare l’ambulante argentino?

Oggi facciamo milioni di fotografie digitali, un giorno non lontano non avremo nulla, perdute fra sistemi incompatibili ed apparati obsoleti. Spero che la mia immagine in bianconero assieme a Pascale, incorniciata, duri un pochino di più. Illusione d’immortalità.

 

Marblehead, 28 gennaio, 2015

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061 2002 “The Flight” Marine Terminal, La Guardia Airport, New York.

January 24, 2015

“The Flight” di James Brooks. 1940

Alla fine di marzo del 1940 un Clipper (idrovolante) della Pan American (Boeing B-314) decollò dalla baia di fronte al Marine Terminal, La Guardia Airport di New York, da poco inaugurato. Ammarò 18 ore più tardi a Lisbona; i 72 passeggeri a bordo avevano pagato una fortuna. Io non c’ero, e Indiana Jones? Forse.

Non era il momento giusto per iniziare un nuovo servizio passeggeri transatlantico. Dopo la guerra il terminal fu

1940. The Pan American clipper pronto a decollare, Marine Terminal La Guardia Airport New York

1940. The Pan American clipper pronto a decollare, Marine Terminal La Guardia Airport New York

abbandonato, la Pan American s’era trasferita al Kennedy Airport. Per anni vidi da lontano quell’edificio Art Deco, fin quando un giorno, fine anni ‘80 dopo lunghi restauri fu riaperto per un servizio navetta per Boston e Washington.

Per la prima volta vidi “The Flight” l’affresco circolare (72.00×3:70 m.) del muralista James Brooks sovvenzionato da Work Projects Administration, finito nel 1940. Son certo che aveva studiato non solo i muralisti messicani, ma anche Piero della Francesca ed altri maestri.

È la storia dell’uomo e del suo desiderio di volare.

Negli anni cinquanta qualcuno face imbiancare il tutto, era troppo di “sinistra”. Successe la stessa cosa alla Resurrezione di Piero, ma non credo per la stessa ragione. L’affresco fu ripulito e restaurato poco prima della riapertura nel 1985.

Marine Terminal, at La Guardia Airport, New York

Marine Terminal, at La Guardia Airport, New York

Non sono in molti quelli che lo vanno a vedere, è fuori mano. Anche i passeggeri che usano quel terminal non hanno bisogno di passare per quella rotonda per accedere ai voli. Ed Huxley cosa avrebbe detto? Anche la Resurrezione di Piero della Francesca “The Best Picture” che aveva non solo un gran valore estetico ma soprattutto morale, era fuori mano, Sansepolcro era così difficile da raggiungere. Un confronto fra i due? No, non son qualificato.

 

Marblehead 24 gennaio, 2015

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060 2015-01-22 libro ritrovato ad Harvard, per caso.

January 22, 2015
Breve Istoria ... di Don Alessandro Goracci

Breve Istoria … di Don Alessandro Goracci

Questa è una foto che ho scattato, si fa per dire, direttamente dallo schermo del computer.

Ieri sera per caso ho scoperto che Harvard University, (Widener Library, quella costruita come memoriale a Harry Widener che morì nel Titanic) ha messo a disposizione del pubblico, nel sito internet, una gran parte della sua vasta collezione. Nella casella di ricerca ho scritto Sansepolcro e dopo pochi secondi avevo accesso alla “Breve Istoria … del Borgo di San Sepolcro” di Don Alessandro Goracci. Questa è la seconda parte d’un volume dedicato al “Le Vite degli Uomini Illustri Fiorentini, inizia a pag. 145 per quelli che la volessero consultare.

https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=hvd.32044014508840;view=2up;seq=156;skin=mobile

Un altro vero miracolo!

Ma come ha fatto questo volume pubblicato a Firenze nel 1847 ad arrivare fino a Cambridge, Massachusetts? Un certo Henry Ware Wales lo donò il 22 ottobre del 1856, precisini questi di Harvard.

 

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014 1 settembre 1966 Sansepolcro, Palio della Balestra di Sant’Egidio

January 19, 2015

E quella fu la volta che vinsi il Palio, e fu la prima e l’ultima volta. Vinsi i soldi del lascito e secondo la tradizione invitai a cena tutti i balestrieri della foto. Mi portai a casa il corniolo, e se lo volete vedere andate alla bottega di mio cugino Franco Antonelli (Pieve Vecchia) oltre il cimitero. È stato proprio grazie a lui che dopo anni d’oblio passati in una cantina buia ha ritrovato un momento di gloria.

1 settembre 1966, Balestrieri di Sansepolcro, Palio di Sant'Egidio

1 settembre 1966, Balestrieri di Sansepolcro, Palio di Sant’Egidio

Fila in alto, da sinistra a destra:

Massimo Carlotti, Vittorio (Lolo) Tricca, Leonardo Selvi, Umberto Selvi, Luigi Giovagnoli, Dante Giuliani (custode del campo), Fausto Braganti, Dino Carsughi senior, sconosciuto, Dario Serafini Luigi Batti, Vulmaro Rossi, Gino Massi

Fila in basso’ da sinistra a destra:

Mario Tricca, Franco Tricca, Dino Carsughi junior (presidente della Società Balestrieri) Antonio Massi, Maresciallo Francesco La Tona, Saverio Chimenti (alle spalle del precedente) Athos Chimenti, Paolo Massi, Franco Brugoni.

            Fotografo: Piero Acquisti (Mechina),

            Campo da tiro a Porta del Ponte, Sansepolcro, che oggi porta il nome di Luigi Batti.

 

 

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013 7 gennaio 2015 ricordando Georges Wolinski

January 8, 2015

woliskiIronia della sorte, oggi a Parigi le campane di Notre Dome hanno suonato anche per lui: l’irriverente, anarchico Georges Wolinski. Quando ho letto il suo nome fra quelli tragicamente assassinati al Charlie Hebdo son rimasto sorpreso, pensavo che fosse già morto.

Il mio amico Paolo Massi era un attento lettore e fu lui che me lo fece conoscere.

Negli anni sessanta il mensile Linus fu quello che fece conoscere il comic “intellettuali” al grande pubblico e fra questi primeggiava Charlie Brown in compagnia dei suoi amici; mi piacevano molte anche le avventure dell’omino preistorico B.C. Poi sortì un’altra rivista, forse qualcuno si ricorda il nome che adesso mi sfugge, che pubblicava comic molto più risqué. Fu allora che conobbi Wolinski dall’enorme carica erotica.

I suoi sagaci disegni erano spesso diretti contro tutte le religioni, non si perdeva nei sottintesi. Lui era chiaro,RO30082055 diretto nei suoi messaggi vetriolici. Non c’era scampo per nessuno che cadeva sotto la mira della sua matita.

Passarono anni prima che ridessi leggendo le amorose avventure della prosperosa e sguaiata Paulette. Quella fu una grande divertente scoperta.

Per chi suonano le campane di Notre Dame? Per Georges Wolinski, ma chi l’avrebbe mai detto. La storia è piena di sorprese.

 

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