Archive for October, 2014

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059 2014-10-17 Marblehead, recuerdo del Camino.

October 18, 2014
tatuaggio con una storia

tatuaggio con una storia

Amanda è arrivata puntuale per cena, dovevamo in qualche modo celebrare il suo eroico ritorno. Ho subito notato che aveva i tacchi alti. Non le ho stretto la mano ma le ho chiesto se potevo stringerle un piede. Ha sorriso ed ha acconsentito. Volevo toccarlo. Uno passo dopo l’altro aveva camminato per quasi 800 chilometri, di certo senza tacchi. Quest’estate ha percorso il Camino de Santiago fino a Compostela e non è cattolica.

Un tale evento doveva essere ricordato in una maniera permanente e cosa ci poteva essere meglio d’un tatuaggio?

Semplice ed evocativo nei suo elementi. Doveva essere per quanto possibile vicino al piede, la freccia indica la direzione: avanti, cammina! La conchiglia di Santiago (San Giacomo) era d’obbligo ed infine il girasole, a ricordo di tutti quei campi di girasoli che le hanno fatto compagnia lungo il Camino.

Brava!

 

 

Marblehead 18 ottobre, 2014

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058 2014-10-15 Salem, l’indiana dorata alla finestra.

October 17, 2014
l'indiana alla finestra PEM

l’indiana alla finestra PEM

Certe volte scopro che è difficile tradurre un termine da una lingua ad un’altra, anche perché ognuno di noi dà spesso un’interpretazione differente, soggettiva, alla parola. Difficile mettersi d’accordo sulla semantica.

Per esempio, camminando fra una sala e un’altra del Peabody Essex Museum, a Salem Massachusetts, ho casualmente rivisto una scultura d’una donna dorata che mostra le sue forme ben accentuate, sembra esserne orgogliosa. Anche se conoscevo quest’opera d’un artista indiano, l’avevo anche fotografata in un’altra sala una diecina d’anni fa, sono rimasto sorpreso di rivederla d’improvviso attraverso ben due finestre.  Volevo sperare che fosse vera? Che l’avessi sorpresa mentre usciva dal bagno?

Forse.

Ma chi sono io? E con questa domanda arriva il dilemma della traduzione attraverso il filtro delle esperienze soggettive. In italiano sarei un “guardone” ovvero un vecchio zozzone che si nasconde dietro le siepi alle Cascine. In inglese un “peeping Tom”, che mi fa pensare ad un ragazzo che da dietro una cabina nella spiaggia ed attraverso un buco guarda una ragazza che si cambia. Infine in francese sarei un “voyeur”, questo mi piace di più, mi fa pensare ad uno che ammira le bellezze di chi sa che da qualche parte, seminascosto, c’è uno che la sta osservando, pronto a sortire.

Ma come si dirà in tedesco? Non lo so. E in russo? E così via…

https://1dailyphoto.wordpress.com/2010/08/26/017-2003-06-salem-peabody-essex-museum-la-donna-dorata/

 

Marblehead 17 ottobre, 2014

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057 2014-10-11 E. A. Poe ritorna a Boston.

October 11, 2014

E.A.Poe returning to Boston by Stefanie Rocknack

E.A.Poe returning to Boston by Stefanie Rocknack

Gli eroi dei monumenti, almeno alcuni, hanno deciso di non star più nei piedistalli o in cima ad alte colonne. Sono scesi giù per le strade, nelle piazze. Si son mischiati fra la gente comune. Non so quanto questa nuova moda sia comune nel il resto del mondo ma di certo qui a Boston ne puoi incontrare alcuni.

Ricordo d’aver visto un Don Quixote, con tanto di lancia seduto in una panchina davanti alla casa di Cerventes ad Alcalá de Henares.

Domenica scorsa, nel 165simo anniversario della sua morte, in un angolo del Common hanno inaugurato un monumento ad E. A. Poe, returning to Boston, opera della scultrice Stefanie Rocknack.

Leggendo le sue opere scoprii che c’era ben altro; Salgari e Verne non mi bastavano più. Furono le sue poesie le prime che abbia mai letto, quando ero ancora adolescente, di mia spontanea volontà, senza che nessun insegnante me le imponesse e per aggravare la situazione me le facesse imparare a memoria.

E proprio per questo l’opera mi ha entusiasmato. Giri l’angolo e d’improvviso te lo trovi davanti, sembra proprio che venga verso di te. A passo veloce. Peccato che sia solo un monumento, vorrei proprio che fosse lui, in persona. Vorrei stringergli la mano, vorrei aiutarlo a riprendersi il corvo, raccogliere le sue carte che son cadute dalla valigia e magari andare poi a prendere un caffè, ci sarebbero tante domande da fargli.

Marblehead 11 ottobre, 2014

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056 2014-10-05 Boston, la gallina è stata arrualata.

October 6, 2014
la gallina va alla guerra

la gallina va alla guerra

Di manifesti della Grande Guerra ne ho visti tanti. Quando sono arrivato a Londra nel ’68 era di gran moda quello di Lord Kitchener dai gran baffoni neri che imperiosamente affermava “your country needs YOU”. Ne vendevano copie dappertutto. Ieri per la prima volta ho visto un originale al Museum of Fine Arts di Boston.

Per commemorare i cent’anni della Grande Guerra il Museo ha messo in mostra una serie di manifesti che di solito stanno chiusi in archivio.

Sembra che tutte le nazioni belligeranti avessero un fattore che le accomunava: la raccolta di fondi. La guerra costa, la guerra costa cara, e non solo di vite umane. Ci vogliono anche i soldi ed anche tanti. Molti manifesti invitano a donare oro o a comprare i buoni dei vari prestiti nazionali.

Il tono eroico dei disegni sprona i giovani ad arruolarsi, perentorio il senso del dovere, codardo chi rimane a casa.

E la gallina?

Anche lei, almeno quella inglese, ha ricevuto la cartolina, è stata arruolata e, come indica il manifesto, per tutta la durata della guerra, niente licenze. Il suo dovere è di fare un uovo al giorno, i feriti ne hanno bisogno. Anche il suo silenzioso contributo porterà alla vittoria.

Non sono stato capace di scoprire se anche gli altri paesi belligeranti abbiano arruolato le loro galline.

 

Marblehead 6 ottobre, 2014

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055 2014-10-03 Marblehead, la mia finestra sul mondo.

October 3, 2014

la Val Tiberina vista da Citerna

la Val Tiberina vista da Citerna

Al mattino io mi sveglio presto, da sempre, come faceva mio padre e prima di lui mio nonno, deve essere un fattore genetico. Tanya, mia figlia, continua la tradizione.

Il rituale è prevedibile, la prima tazza di caffè è la più buona, non ci sono dubbi. Sorseggiandolo accendo il computer e l’immagine ch’appare nello schermo, io la chiamo la mia finestra sul mondo, è quella della Val Tiberina da Citerna, la stessa che vide Garibaldi. Quando sono a Sansepolcro dalla camera nella Torre d’Uguccione vede il panorama al contrario: infatti nelle colline a sud mi aspettano Citerna ed Anghiari.

Quindi controllo la posta elettronica, e la pubblicità da gettar via è sempre tanta. Oggi ho trovato il triste annuncio della morte di Erminio, aveva una salumeria nel North End di Boston, era anziano ed aveva perduto la memoria. Erminio, abruzzese, faceva un’ottima porchetta. Dopo una rapida corsa fra le testate dei vari giornali italiani ed americani son passato a Facebook. Gli amici di Sansepolcro mi fan compagnia con le loro foto e commenti. Naturalmente ci sono anche quelli che non condivido, e faccio del mio meglio per non entrare in polemica, qualche volta ci riesco, come questa mattina. Ci sono anche quelli che imperversano con gli inviti a giochi che non mi interessano. Son tollerante, voglio bene anche a loro, anche se ignorano i miei disperati appelli di smetterla.

Stamane mi ha fatto particolarmente piacere l’intervento di Gerardo Gobbi che ci ha raccontato del suo felice soggiorno a Benevento. Sono stato contento con lui, e mi ha fatto sorridere. Grazie Gerardo, oggi mi sento ottimista.

Per ringraziarlo ho scelto questa foto, ci sono quei monti conosciuti e tanto cari.

 

 

Marblehead 3 ottobre, 2014

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056 2014-07-26 Parigi, i cinesi al Louvre, è solo l’inizio.

October 2, 2014
I cinesi al Louvre

I cinesi al Louvre

Ecco, l’invasione, quella vera, è cominciata anzi è già pieno corso. Quelle che come avanguardie erano passate inosservate, al massimo sembravano una curiosità, sono diventata un’orda seria ed educata che al mattino fa la doccia e che sta occupando inesorabilmente tutto il territorio. I ristoranti sono stati un primo trampolino di lancio.

Sono entrato nel cortile del Louvre presto al mattino e già la file s’allungava serpeggiando senza fine davanti alla biglietteria non ancora aperta. C’erano gruppi come questo che si mettevano in posa per la foto di rito, fieri dietro lo striscione col nome della scuola o quelli che in piedi sui piedistalli assumevano eroiche posizioni. Orgogliosi poi avrebbero mostrato queste immagini a quelli che erano rimasti a casa.

I cinesi erano tanti e ovunque, ecco la nuova Orda d’Oro.

Il giorno dopo, davanti allo Château de Versailles, la scena si è ripetuta, ero circondato da studenti cinesi, molte le ragazze con l’ombrello per ripararsi dal sole, loro hanno la pelle delicata. Quelli con cui ho conversato in fila con me parlavano un ottimo inglese.

Considerando quanti sono per me non ci sono molti dubbi, alla fine i vincitori saranno loro. Un amico francese con cui ho discusso questa pacifica invasione turistica ha poi commentato con un sorriso fra il cinico ed il rassegnato:

“Son d’accordo. I cinesi vinceranno e noi pacificamente spariremo, non ci saranno massacri. Loro hanno un gran vantaggio, a parte il numero, loro non seguono nessuna religione, perdere tempo è un peccato. Hanno rispetto per gli avi e di conseguenza la famiglia è sacra, e lo studio ed il lavoro sono le loro ragioni di vita. Ridono di rado. Quelli che sbraitano tanto e che pregano cinque volte al giorno non conquistarono Vienna, e, per fortuna nostra, riusciranno solo ad ammazzarsi fra di loro nel nome dello stesso dio.”

Marblehead 2 ottobre, 2014

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054 2000-09-23 Marblehead, sono arrivate le zucche

October 1, 2014
le zucche d'Halloween

le zucche d’Halloween

Anche quest’anno sono arrivate le zucche, son già comparse nei negozi da alcune settimane, anche se la festa di Halloween è ancora lontana (31 ottobre, vigilia di Tutti i Santi), sempre usate, dopo esser state svuotate, per grandi opere di scultura che vanno dal semplice cranio a elaboratissimi mostri. Gioia dei bambini.

Perché poi siano una dei simboli di questa festa antica e pagana non lo so. Belle tonde, grandi e piccole, ci sono quelle bitorzolute e con sfumature di veri colori, ed infine quelle gigantesche, mostruose che si possono sollevare solo col montacarichi.

Qui le mangiano, e la pumpkin pie (una specie di crostata di zucca) è una tradizione antica. Ricordo che alla Pieve Vecchia le zucche le davano ai maiali, nessuno si sarebbe mai sognato di mangiarle, solo da grande ho scoperto che ci sono i tortelli di zucca, che poi non mi piacciono. Diciamo che mi son portato dietro un pregiudizio antico: sono e rimangano buone solo per far la broda ai maiali.

Quando ero piccolo di certo non sapevo che esistesse questa festa, ma in casa mia c’era la tradizione di svuotare una zucca, si facevano dei buchi per gli occhi, naso e bocca, e con una candela accesa era pronta “la testa di morto”.

Che paura ragazzi!

 

Marblehead 1 ottobre, 2014

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