Archive for April, 2014

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053 2013-08-02 Marocco, lungo un marciapiede di Marrakech

April 30, 2014
un marciapiede a Marrakech

un marciapiede a Marrakech

Durante un’intervista alla radio di tanto tempo fa sentii la dichiarazione d’un fotografo, forse Ernst Haas, che vale anche per me.

“Ci sono anche le foto non scattate che rimangono impressionate solo nella memoria. Alla fine della guerra ricordo d’aver visto in una città tedesca devastata un soldato dalla divisa stracciata che, in mezzo alle macerie, si era acceso un fuoco con dei pezzi di mobili sfasciati e cucinava un pollo nell’elmetto. Fortunato, aveva trovato un pollo, l’acqua per cucinarlo ed i fiammiferi. Ecco un’immagine che intenzionalmente non scattai, tutta la tragedia della guerra si era condensata in quella scena.”

Anch’io ho immagini che non ho immortalato, magari solo perché non avevo la macchina fotografica o magari perché, anche se ce l’avevo, non ho avuto coraggio, come quella mattina a Marrakech. Di certo la mia esperienza non fu drammatica come quella narrata dal fotografo.

Sono uscito dall’hotel e lungo il marciapiede ho notato una donna “nera” che camminava verso di me. Dal portamento, dal passo veloce, ho pensato che fosse giovane, forse bella, ma potevo intravedere solo i suoi occhi attraverso la fessura del velo. Era completamente coperta di abiti neri, anche i guanti erano neri. Per completare il tutto in testa aveva, sopra il velo, un berretto da baseball, anche questo nero, con scritto sul davanti a grandi lettere: FBI.

Ecco la foto che quella mattina a Marrakech non scattai, non ebbi il coraggio.

 

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054 2007-11-13 La Val Tiberina vista da Anghiari

April 28, 2014
la Val Tiberina vista da Anghiari

la Val Tiberina vista da Anghiari

Questo l’ultimo sguardo che do alla valle. In un rituale che si è ripetuto tante volte quando parto da Sansepolcro preferisco passare per Anghiari perché voglio ricordarla così, anche se questa non è la strada più diretta per andare ad Arezzo.

Tutto cominciò quel giorno di settembre del 1968 quando partendo per Londra proprio in quel punto capii che quello sarebbe stato un viaggio lungo, tutta la vita.

In quel saluto alla Valle c’è sempre stato un senso di paura, e se quella fosse l’ultima volta che la vedo?

C’è anche un rituale per i ritorni, quando è possibile ripasso per Anghiari, voglio sbucare in cima alla Dritta che come una freccia traversa la valle per indicarmi il Borgo. Ecco, anche questa volta ce l’ho fatta. Son tornato, un piccolo trionfo. 

 

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E questo è il mio nuovo sito dedicato al http://il-dottore-fotografo-alla-grande-guerra.com/

 

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053 1981-9-19 Sansepolcro, la Via Maestra.

April 20, 2014
la Via Maestra, 1981

la Via Maestra, 1981

Questa volta non solo so la data, ma vi posso dire ch’era giorno di mercato, quello del sabato e osservando l’orologio si sa anche ch’erano le 9 e 35. Ho ritrovato questa immagine nello stesso rullino con la Pia Gabellini che tutta fiera ci mostra il super fungo porcino, una delle prime foto che ho inserito in questo blog.

Si nota subito la vecchia pavimentazione di piastrelle.

Forse fra di voi c’è chi potrebbe riscoprire chi è il proprietario della Vespa con la targa AR 76977. Quelli erano i tempi che le donne spesso non si sedevano a cavalcioni ma si mettevano per traverso, all’amazzone come diceva il mi’ babbo.

Sulla destra il negozio del Catalani con accanto le ferramenta del Piccini.

E sempre sulla destra Stefano che ha già iniziato la suo eterna camminata su e giù per la Via Maestra.

Aspetto i vostri commenti per arricchire la storia di quest’immagine.

 

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052 2013-03-27 Sansepolcro, la Rosina della Pieve Vecchia, le ceramiglie e il pangiallo

April 15, 2014
la Rosina al lavoro

la Rosina al lavoro

Purtroppo queste son solo foto d’archivio, quest’anno non sarò presente alla cerimonia di preparazione delle ceramiglie e del pangiallo. Mi devo accontentare d’ammirare la mia cugina Rosina all’opera, non potrò assaggiarle. Mi sembra, mi illudo  di sentire l’odore che emana dal vecchio forno a legna.
Ho parlato con lei pochi minuti fa e mi ha assicurato che domani si metterà al lavoro e questo mi consola, la tradizione continua.

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007 1915-18, la Grande Guerra, due uomini caduti dalla slitta.

April 14, 2014
prima

prima

dopo

dopo

Ma non tutte le discese finirono bene.

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006 1915-18, la Grande Guerra, dieci uomini, quattro slitte, un ragazzo sciatore ed un fotografo sconosciuto.

April 14, 2014
la Grande Guerra, un momento di pace

la Grande Guerra, un momento di pace

… e poi venne la Grande Guerra, era il 24 maggio del 1915 e l’Italia dopo dieci mesi di incertezze, dibattiti, polemiche e tanti discorsi patriottici si schierò a fianco degli “alleati”.
… ed anche questi dieci uomini furono chiamati ad unirsi a tanti altri per rafforzare le truppe italiane. Di certo eran partiti da dieci differenti punti della penisola per poi ritrovarsi, in un momento di tregua, seguendo i misteriosi sentieri dei destini incrociati in cima ad un poggio nevoso, pronti alla gran corsa con le slitte giù per il pendio. L’unico del luogo sembra essere il ragazzo con gli sci e la stanga di legno; lui è cresciuto in fretta, i calzoni e la giacca gli son corti.
… e con loro è partito anche un medico sconosciuto, probabilmente un signore di campagna umbro, e lui si è portato dietro un banco ottico. Dopo tanti anni e misteriosi passaggi le sue lastre fotografiche di vetro sono arrivate fino a me. Ma chi era?
Le montagne sembrano siano parte delle Dolomiti, ed il bianco edificio nel fondo valle sulla destra dovrebbe essere lo stesso che si vede in molte altre immagini. Penso che quello fosse l’ospedale dove il medico fotografo prestava servizio.
Si, son sicuro, o quasi, il fotografo era un medico militare.

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051 2010-10-16 Plum Island, un ciuffo d’erba nella sabbia

April 13, 2014
un ciuffo d'erba

un ciuffo d’erba

Una domenica pomeriggio, passeggiando lungo la vasta spiaggia sabbiosa di Plum Island, una trentina di chilometri a nord di Boston, ho incontrato un ciuffetto d’erba, troppo piccolo per chiamarlo cespuglio.
Due piantine che in un viluppo di poche foglie sottili a lama di rasoio si agitavano frenetiche per il vento freddo e radente, non dovevano aspettare molto per l’inverno. Non erano sole, ma si erano allontanate dalle altre che avevano preferito aggrupparsi, come per darsi coraggio, sulle dune un po’ più distanti dall’oceano. Da queste parti non si usa il termine mare (sea) la gente preferisce dire oceano (ocean), questo è una cosa seria, spesso imprevedibile nella sua rabbia.
Ho ammirato le due pianticelle per il loro coraggio, per la loro perseveranza. Volevo pensare che avessero fatto una scelta, quando era stato solo il vento che aveva sospinto i semini sopra quella sabbia granulosa. Non so nulla del loro ciclo, del lungo percorso d’una misteriosa evoluzione. Loro son riuscite a crescere e sopravvivere in un ambiente cosi aspro, con temperature altissime che in estate che bruciano tutto ed un inverno polare che spesso gela le onde dell’oceano.

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