Archive for January, 2014

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043 2010-01-09 Marblehead, alle prime luci dell’alba.

January 31, 2014
prime luci dell'alba

prime luci dell’alba

Questa è la visione invernale che spesso mi aspetta all’alba, verso le 6:30, quando scendo in cucina e mi preparo il caffè. Il primo caffè del mattino, poi ne prendo solo un altro, è sempre il più buono.

Questa è l’mmagine d’un momento, in pochi secondi i raggi del sole che si leva continueranno a cambiare i colori riflessi sul ghiaccio in un arcobaleno di colori che si mutano e si trasformano.

Ed io rimango incantato. Quella che sembre essere la stessa immagine ripetuta all’infinito in realtà è sempre differente. 

 

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042 1993-10 New York, Botero per Park Avenue

January 30, 2014

??????????????E così Botero sbarcò in Park Avenue a New York. E considerando la mole delle sue opere fu certo un’impresa da non prendere alla leggera, da sottovalutare.

Un giorno, d’improvviso, mi ritrovai di fronte a tante statue di superciccioni, incluso un cavallone ed un uccellone e fui sorpreso. Le enormi sculture in bronzo eran state allineate lungo l’aiuola marciapiede centrale che fa da spartitraffico alle due corsie di Park Avenue e se ricordo bene coprivano un tratto d’una ventina d’isolati ed erano vicine al mio ufficio.

Dovevo essere uno dei pochi a non saper niente di questa mostra all’aria aperta e di tutte le polemiche che l’avevano preceduta. Infatti scoprii poi che c’era stata una grande opposizione di quelli che giudicavano le opere oscene, non adeguate all’eleganza di Park Avenue.

Conoscevo i dipinti di Botero dove i soggetti ritratti sono immacabilmente grassoni. Ma da dove gli sarà venuta quest’idea? Ma fino a quel giorno non sapevo che avesse prodotto anche delle statue. E che statue! Enormi!

Sapendo quanto era costato il Toro d’Arturo all’inizio di Broadway non era difficile immaginare che il prezzo della fusione di tali pezzi era elevato, era un prezzone. Ma poi dove l’aveva prodotte? Nella sua nativa Colombia? E infine il trasporto?  Poi un giorno non c’erano più, ma dove le portarono? Tante domande e nessuna risposta.

Lascio ad ognuno, e non posso far altro, la libertà di giudicarlo.

A me piace.

 

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047 1993-05 Arturo Di Modica con il suo toro al Bowling Green di New York

January 29, 2014
Arturo Di Modica con il suo toro, New York

Arturo Di Modica con il suo toro, New York

A Firenze ai tempi dell’università, la mensa di Sant’Apollonia in via San Gallo era il gran punto di incontro degli studenti. Mi riferisco agli anni ’60.

Fu certo a quel tempo che incontrai Arturo Di Modica, già allora aveva una barba e sopratutto dei baffi nerissimi e grandi come un canapo. Davanti a lui con i miei mi sentivo quasi nudo. Non fummo mai grandi amici, diciamo che ci conoscevamo bene. Gli studenti che frequentavano l’Accademia in genere stavano in disparte dal resto.

Poi io andai per la mia strada e lo persi di vista e non pensai mai più a lui.

Nel settembre del 1990 alla fine d’una memorabile camminata lungo tutto Broadway a New York mi ritrovai davanti ad un magnifico toro di bronzo che dalla punta del Bowling Green sembrava volesse incornare tutta la città che si apriva davanti a lui. Quel giorno pioveva e mi ripromisi di ritornare un altra volta per far fotografie, ma passarono mesi prima che lo facessi.

Quando ci ritornai, la primavera sucessiva, trovai un bel gruppo di gente intorno al monumento, diverse modelle dalle gambe lunghe in minigonna ed anche dei fotografi indaffarati. Quando mi avvicinai una signora avvenente che sembrava la responsabile dell’evento, credendo che fossi un fotografo, mi invitò ad incontrare lo scultore. Fu così che mi ritrovai di fronte un signore dalla gran barba nera, due baffi grandi come un canapo e pochi capelli. 

Era proprio lui: Arturo Di Modica. Mi raccontò la storia del toro e della sua vita. Ci siamo frequentati durante il periodo in cui lavoravo a New York, ma poi io me ne sono andato e di nuovo ci siam persi. Che forse un giorno, girando per il mondo, troverò un’altra statua?

 

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043 1972-05-24 Ethiopia, il castello di Gondar.

January 28, 2014

043 1972-05-24 Ethiopia, il castello di GondarGondar era una destinazione mitica, una di quelle che volevo e dovevo raggiungere. Ne avevo sentito parlare da sempre, quando ancora in casa si diceva Abissinia e non  Ethiopia. Era uno di quei posti che non mi sembravan lontani.

Avevo conosciuto gente che era andata in Abissinia, cominciando con la guerra contro Menelik, gente che era stata alla battaglia di Adua, dove era morto il giovane Bocconi che il padre volle ricordare fondando un’università alla sua memoria.  Quelli della Bocconi credo che siano gli unici che ancora oggi celebrano la battaglia di Adua.

Probabilmente la seconda canzoncina che imparai, dopo quella di “Garibaldi in cima al monte…” fu quella che prometteva “oh Menelicche, le palle son di piombo e non pasticche.”

Tutti i miei eroi indossavano un casco coloniale, ma fui saggemente informato che al tempo del mio viaggio attraverso l’Ethiopia non era una buona idea indosserne uno, diciamo ch’era diventato fuori moda.

Del castello non ricordo molto, salii fino in cima sulla torre merlata e esplorai in giro come fossi stato il primo viaggiatore a farlo. Ricordo l’unico hotel di Gondar di quei tempi, mi sembrava d’essere a Riccione, ma una differenza c’era. Il letto era infestato da animaletti inopportuni. Dormii, ma poco, tutto vestito. E cosa ebbi in comune con i miei eroici predecessori, soldati e viaggiatori? Anch’io ebbi la mia battaglia contro il comune nemico: le pulci.

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004 1897, Veloce Club, Sansepolcro

January 27, 2014
1897 Veloce Club, Sansepolcro

1897 Veloce Club, Sansepolcro

Nel 1897 avere la bicicletta a Sansepolcro non era da tutti. Solo i baldi e aitanti giovani di buona famiglia se la potevano permettere con l’invidia del contado.

E fu anche logico che si associassero e formarono il “Veloce Club”.

Un originale di questa foto mi fu regalata da Sor Licinio Mangoni, pochi anni prima (1966 circa) che morisse. So che ce n’è almeno un altra. Fu sempre lui che mi diede i nomi dei gloriosi ciclisti.

 

Da sinistra a destra:

Fila in alto: 1) Francesco Chieli, 2) Valerio Becamorti, 3) delegato di Pubblica Sicurezza (l’unico di cui non si ricordava il nome), 4) prof. Giuseppe Monti che si arriccia il baffo.

Fila di mezzo: 5) Ugo Zanchi, 6) Carlo Marcelli (quelle nella fascia sembrano essere medaglie vinte), 7) Umberto De Rosi, 8) prof. Umberto Mondaini, 9) Stefano Del Bene, 10) prof. Alfredo Silvestri (col tubino in testa), 11) comm. Silvio Buitoni, 12) Licinio Mangoni (credo 15enne), 13) Ausonio Pichi Graziani (il bisnonno d’Andrea), 14) Fernando Buitoni,

Accovacciati: 15) Giuseppe Ghirga, 16) Michele Rossi (quella nella bici deve esser la foto della donna amata) 

Personalmente ne ho conossciuti tre: Licinio Mangoni, Ausonio Pichi e Fernando Buitoni.